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Pavimenti e rivestimenti ceramici in architettura: conservazione e fruizione

Vengono assunte in esame alcune caratteristiche tecniche, di qualificazione decorativa e di conservazione, dei rivestimenti e delle decorazioni in ceramica (come la terracotta smaltata) presenti in contesti architettonici storici

La ceramica è giustamente ritenuta una delle più eloquenti testimonianze del ‘fare umano’ di tipo transculturale. Infatti essa – in ogni epoca e latitudine – ha costituito (e costituisce tuttora) ‘documento’ ed indicatore sulla vita sociale ed artistica, nonché sulle conoscenze tecniche dei più diversi Popoli, Genti e Culture. Ma siamo così abituati ad essere circondati da una tale abbondanza e varietà di manufatti fittili che questa sorta di ‘familiarità’ porta ad attenuare l’apprezzamento nei confronti di siffatte opere, non facendoci adeguatamente considerare il loro carattere di prodotti che scaturiscono da processi tecnologici sovente alquanto complessi.
Si tratta di procedure che si sono sviluppate ed affinate nel corso della storia millenaria e che caratterizzano gli oggetti ceramici; ciò, peraltro, di pari passo e in sintonia con l’evoluzione del gusto artistico, nonché – e non secondariamente – in risposta a sempre nuove esigenze di funzionalità. Per loro verso, le opere fittili decorate che adornano edifici – o che, addirittura, si innervano su questi – sovente manifestano un aspetto gradevole, che attrae l’attenzione dell’osservatore per la loro foggia, per i loro cromatismi, per la loro brillantezza e per tutta una serie di caratteristiche di tipo ‘estetico-epidermico’. Qualità specifiche, quelle appena enunciate, le quali talvolta inducono a trascurare la circostanza secondo cui sussiste una complessa tecnologia che sottende a tale genere di manufatti. Ad esempio, un gres invetriato, oppure una terracotta smaltata, danno luogo al connubio tra due materiali differenti; ovverosia, supporto fittile (poroso) e rivestimento vetroso (impermeabile), dotati di ben dissimili peculiarità.