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Italia/Siena  
FGS Studio

Cantina di Argiano

Immersa nelle morbide colline di Montalcino tra rigogliosi vigneti e vestigia del passato, quest’abitazione signorile di origine tardo-cinquecentesca incarna l’amore per la “toscanità”, esplicitato dal rapporto indissolubile tra l’antica tradizione vinicola e l’inestimabile patrimonio storico e architettonico locale.
Il complesso, citato dal messo mediceo Bartolomeo Gherardini nel 1674 come “il più bel palazzo di campagna dello Stato di Siena”, da secoli ospita una rinomata cantina per la produzione di vino rosso.
A partire dal XIX secolo, la tenuta e la cantina divennero un epicentro di promozione culturale dove convergevano intellettuali non solo per dissertare di arte e letteratura ma anche per degustare il vino qui prodotto, come testimoniava entusiasticamente Giosué Carducci (“mi tersi col vin d’Argiano, il quale è buono molto”). Nel XX secolo, il famoso enologo Giacomo Tachis inventò qui il celebre Supertuscan “Solengo”, segnando un’ulteriore tappa nella consolidata storia dei vini prodotti nella cantina di Argiano.
Recentemente, la famiglia attualmente proprietaria ha intrapreso un importante intervento di restauro e rinnovamento della tenuta, in continuità con i valori culturali che da sempre contraddistinguono il luogo.
Il progetto, ad opera del senese Filippo Gastone Scheggi, si muove “in punta di piedi” attraverso secoli di storia e in equilibrio tra rispetto per il passato e dialogo con questo. Il risultato è uno scrupoloso intervento conservativo che, da un lato, esalta i caratteri originari del manufatto tardo-rinascimentale e, dall’altro, non rinuncia a connotare in chiave contemporanea l’intervento ex novo di riconfigurazione della cantina.
Il restauro conservativo è mirato a riportare alla luce il disegno originario dei fronti, dove partiture in laterizio delineano le geometrie delle aperture e segnalano le quote dei piani interni. Tutti gli elementi incongrui risalenti al XX secolo, che inficiavano l’integrità del progetto cinquecentesco, sono stati rimossi mentre uno studio meticoloso delle tracce murarie e degli intonaci ha riconsegnato alle facciate le tessiture e le cromie antiche, attraverso tecniche costruttive tradizionali.
All’interno, al piano interrato un’atmosfera atemporale connota i locali della cantina, da secoli impregnati dai profumi del mosto e dall’umidità e temperatura costanti alle quali si affinano i vini.
L’impianto planimetrico è suddiviso in tre aree con diversa destinazione d’uso: l’ala destra accoglie una prestigiosa collezione privata di vini; l’ala sinistra ospita, tra botti, barrique e tonneaux, gli spazi operativi dell’attività vitivinicola; la parte centrale funge da filtro tra le due “anime”, quella sensoriale e meditativa della collezione da un lato, e quella produttiva dall’altro.
Un gioco di luci esalta l’atmosfera ruvida e cavernosa degli ambienti dove gli elementi ex novo dalle sagome leggere ed essenziali in Cor-Ten ‒ dai supporti verticali per le bottiglie, alle strutture degli arredi ‒ si discostano dalle superfici scabre di murature in pietra a vista e di volte a botte innervate da archi in laterizio, in modo da rimarcare con chiarezza l’intervento ex novo rispetto all’esistente.
Un’imponente scala elicoidale nella parte centrale della cantina propone una sequenza narrativa che, scalino dopo scalino, affonda nella storia del Brunello e porge un omaggio alle aziende che hanno reso celebre in tutto il mondo il vino del territorio.
Il progetto contempla il sapiente ed efficace riutilizzo del materiale come elemento emblematico della memoria del luogo, riconvertito e rivisitato con nuove forme e funzioni nell’ottica dell’economia circolare e della sostenibilità: così, il cotto posato a spina di pesce, tagliato e recuperato dal piano sottotetto, compone le pavimentazioni da cui si colgono i segni unici e irripetibili degli originali impasti dell'argilla lavorata sia manualmente sia con il supporto di innovative e performanti tecnologie industrializzate.
Il laterizio dimostra in questo intervento le sue prerogative e altre potenzialità di riciclo, riconosciuto oggi come valore basilare da favorire nel rispetto della transizione ecologica. Infatti, il riuso in edilizia consente la riduzione degli sprechi di risorse naturali e dei relativi consumi energetici e ambientali, ma presuppone il riutilizzo solo di prodotti da costruzione durevoli come, appunto per sua natura, il laterizio.
Un intervento delicato ma accattivante, dove il solido connubio con la storia non implica la cristallizzazione del passato ma piuttosto lo proietta coerentemente nella contemporaneità, attraverso un chiaro processo di stratificazione che rispetta lo spirito del luogo e le esigenze funzionali e rappresentative attuali.

Chiara Testoni,
Architetto, PhD